radici

facebook in a still life // biografie di due cinici repressi

20 gennaio, 2010 · 3 commenti

A&A

aloe:

marco f. non esiste.
ho quindi deciso di intraprendere una nuova relazione di amicizia con lui, di iniziare tutto da capo. da oggi sono un suo vecchio amico di liceo. gli ho scritto sulla bacheca chiedendo come sta.
un giorno di questi gli chiedo se usciamo a prendere un aperitivo.
poi gli parlerò delle mie partite di calcetto, della mia ragazza, gli chiederò se sta ancora con la sua ragazza del liceo e se studia o lavora.
gli chiederò anche se percaso vuole uscire qualche sera, dato che faccio il pr posso vendergli qualche prevendita.
lui imbarazzato ti parlerà di me dicendo che sono uno stupido e ti linkerà il mio profilo, e tu leggendo i gruppi a cui sarò iscritto (forza milan, milan nel cuore, iscrivetevi se non volete facebook a pagamento nel 2011, te devi fa n’anfiteatro de cazzi tuaaaaaa!!!!!!, fiorentina, abbronzatura, contro il maltrattamento di cani e gatti, sonny bono abbigliamento, sardegna, SI AL CROCIFISSO NELLE SCUOLE, QLL KE SANNO KE EVA HA MANGIATO LA MELA XKE’ ADAMO NN LE HA DATO LA BANANA, …:: La vita è un brivido che vola via ::… e altri) capirai qual’è il mio livello culturale, guarderai le mie foto dove sono in vacanza a rimini nelle discoteche e leggerai i miei stati, densi di un simil-filosofeggiare condito con errori grammaticali, provincialismo e una forte chiusura mentale mascherata da finto buonismo.
al che mi penderete in giro, e lui comincerà a usare con me un tono sarcastico, che io non comprenderò per i primi tempi, proprio per la mia scarsa elsticità mentale.
poi comincerò ad offendermi, prendendo le sua frasi come offese ingiustificate e non mi farò più sentire, tornando a vendere prevendite ai miei amici veri, che lavorano da footlocker, nell’azienda del padre o studiano economia.
quando marco mi scriverà una parola in inglese gli dirò “marco, parla italiano, non fare il difficileeee”. le vocali finali allungate sono obbligatorie.

mei:

da oggi sono un’aspirante stilista anoressica, e updaterò ogni giorno il mio status sentimentale su fb, passando da “relazione complicata” a “single”. avrò per amici un sacco di pseudo borghesucci della tua adorata Milano bene, che mi taggheranno in foto fighe di sfilate fighe. i miei gruppi preferiti spazieranno da quelli di fan Andy Warhol, ai Beatles, alle macchine fotografiche analogiche degli anni 70. posterò un sacco di foto fighe in cui gioco tra le altalene di un parco di chissà dove insieme alle mie altre 3-4 amichette indie-alternative che studiano fotografia. i miei stati personali prevederanno citazioni di vari scrittori “in” – Bukowski, Kundera e perché no Orwell – ma anche di vari miti della moda e del cinema – Fellini, Audrey Hepburn, Yohji Yamamoto etc. 
continuerò così a lungo, finché non deciderò di sposarmi con il figlio di un imprenditore random che mi assicurerà ricchezza eterna e andremo a vivere nei pressi di Varese. avrò un aborto e commenterò il tutto con una frase di status criptica tipo “eri così piccolo e sei andato via”, così che tutti mi chiederanno “TESO’ MA CHE è SUCCESSO??? è UN SACCO DI TEMPO CHE NON CI VEDIAMO, Dì UN PO’…?”, ma io non cagherò nessuno. dopo alcune settimane ingoierò la mia bella dose di barbiturici accompagnata da un boccale stracolmo di Laphroaig e morirò in un lago di vomito, cicciona – perché nel frattempo, per via degli psicofarmaci, sarò ingrassata di 30 kg – e sola in un anfratto della mansarda della nostra villetta mentre mio marito se la fa con una sgualdrina conosciuta in un casinò di Dubai.

all’inizio la mia mente strana mi farà credere che marco sia qualcosa di vero. ma come ben sappiamo, non esiste. lo riterrò fotogenico per le sue particolari forme e lo farò sfilare con qualcuna delle mie creazioni primordiali. poi mi vergognerò della sua presenza e lo chiamerò Carlino, facendolo diventare il mio amico invisibile che mi accompagnerà fino alla morte.

aloe:

mei,
il tuo indie milanese con tanti capelli lo amo, e lo sai, perchè in fondo lo stimo.
la tua borghese, che mi piega, mi fa davvero schifo.
la odio.
odio quei ricchi vestiti male in case arredate con poco gusto dove situazioni familiari disastrate vanno a braccetto con nomi strani affibiati ai figli, che li fanno sembrare degli albanesi arricchiti.

spero che il tuo vomito non ti lasci scampo, lo meriterai.
e forse, una delle cose più tristi, sarà avere facebook a 30 anni e aggiornarlo quotidianamente (perchè il figlio è a 30+ anni nel borghese. nell’indie o nasce prima per sbaglio o non nasce)

la amiche di “TESO’ MA CHE è SUCCESSO??? è UN SACCO DI TEMPO CHE NON CI VEDIAMO, Dì UN PO’…?” saranno grasse e posteranno loro foto con occhiali da sole e frasi glitterate, o frequenteranno il quinto anno di magistratura.

forse ci incontreremo. se nel tuo periodo indie non ci capiremo mai e ci disprezzeremo. io ti riterrò strana e pericolosa, tu mi riterrai vuoto e inferiore. e avrai ragione tu.
se ci incontreremo dopo mi userai solo come conoscenza in più, giusto per avere qualche canna sulla soglia dei tuoi 30 -cosa che trovo tristissima (io aloe, non io amico di marco)- e per farti dare l’indirizzo di un ristorante.
è anche possibile che se mi incontri non in quanto tamarro ma ragazzo preppy da università privata in provincia (tipo LIUC di fianco a casa mia) ci incontreremo a qualche festa e ogni tanto ci sentiremo.
forse ci scapperà pure una scopata nei cessi di un locale tipo l’old fashion di milano.

Chiara

mei:

sono Chiara, una studentessa di medicina al terzo anno. ho un fisico normale, capelli castani lisci fino alle spalle, non sono bellissima ma ho gli occhi a cerbiatta e per questo le persone mi ricordano. mi sono iscritta a FB perché studio a Padova ma vengo dalla provincia di Siena, e voglio tenere contatti con gli amici d’infanzia. vesto poco appariscente, ho giusto qualche foto in cui mi si vede alle feste in casa con le nuove coinquiline e nei viaggi che mi sono fatta – Parigi, Barcellona, Londra. la mia immagine è sempre la mia foto che sorrido guardando in basso in riva al mare, solo ogni tanto la cambio con su uno slogan da medico politically correct tipo “NO ALLA DENUNCIA DEI PAZIENTI CLANDESTINI – SIAMO MEDICI NON SPIE!” anche se medico in realtà ancora non sono. non sono schierata a destra o sinistra, ma ho quella particolare etica mediocre che caratterizza le tizie come me; per questo tra i miei gruppi compaiono “un sms per i bambini in africa”, “salviamo i cani abbandonati”, “DONAZIONI PER GREENPEACE – ISCRIVETEVI!” – in effetti ho anche una certa vena animalista. sono fidanzata da cinque anni con un ragazzo che studia ingegneria a Torino, ci vediamo ogni fine settimana. aggiorno il mio status personale ogni lunedì, dopo che lui se n’è andato, scrivendo frasi melense in inglese prese da vari pezzi di canzoni di grupipi easy listening ma non troppo compromessi – Coldplay, Kings of Convenience, Afterhours ma anche cantautori italiani – De André, tanto per citarne uno. passano gli anni e mi laureo in ginecologia, la mia aspirazione da quando ero una bambina. Sposo il mio fidanzato storico e torniamo a vivere in bassa toscana, nel villino compratoci dai miei genitori (anch’essi medici di professione). Da qui in poi la mia vita si trasforma nel canovaccio di un qualsiasi film di Muccino e non c’è più niente d’interessante da dichiarare, finché non moriamo e dopo qualche anno nessuno, tranne nostro figlio autistico, riesce nemmeno a ricordare i nostri lineamenti.

grazie per la partecipazione a Mei

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mirror: di parenti, musica e identità. 1.2

29 dicembre, 2009 · 2 commenti

le lacrime che sono appena scese mi hanno portato a scrivere ancora,

voglio capire cos’è questa sensazione, questo disgusto e questa tristezza che riesco a provare. voglio capire da cosa sia dato questo mood.

Stairway to heaven. I Led Zeppelin, un gruppo che rispetto ma non sono mai riuscito ad apprezzare. Ho sempre sentito la loro musica, non solo la loro, ma tutto il rock anni 70-80, i gruppi con quei pantaloni aderenti, capelli ricci, come qualcosa di fastidioso. I testi misteriosi, ammiccanti secondo le leggende al satanismo, la droga, il sesso, le chitarre. La melodia triste, la voce di un uomo che passa tra zaffate di chitarre acustiche o elettriche, le giacche in jeans. Mi fa paura. Mi vengono in mente i rolling stones, i kiss, o gruppi sconosciuti, perchè erano così tanti. I gruppi fantomatici dei film che però rappresentavano quel giro di soldi, droga e musica. La corruzione e il talento, la passione e la stupidità, l’ignoranza.
E mi viene in mente mio cugino, il pensare che sia nato 10 anni prima di me lo rende così diverso, così lontano. Le sue esperienze che non riesco ad accettare, la sua diversità che mi urta, quella che vedo come un’inferiorità calata in un assolo di chitarra e una birra, i suoi videogiochi, forse la sua solitudine. I videogiochi, i primi guerre stellari usciti, gli sparatutto dove venivi buttato in una dimensione fredda e ostile, le riviste di videogiochi, quella mania del nuovo che se rivista ora fa solo ridere, quelle impaginazioni antiestetiche, quella cultura underground che dagli anni 80 diventava sempre più viva nei 90, il game boy giallo e super mario, il suono freddo di quella macchinetta e le ore che lui ci passava con le cartucce passategli dagli amici.
Vedo il grigiore di quegli anni, della sua adolescenza e della mia infanzia. I canali regionali che trasmettevano vecchi cartoni che snobbavo per la scarsa qualità mentre lui ci si fiondava dentro.
E risentendo questa musica sento una malinconia continua, una depressione senza motivo, degli anni buttati tra inquinamento e consumismo, tra mode frivole e questi nuovi generi musicali. Eppure riesco ad apprezzare quelle mode frivole, nate poco dopo. Apprezzo la droga che girava nei party dei club kids anni 80 mentre disprezzo quella che girava nei backstage dei concerti il decennio prima. Sento questa musica cattiva, fredda, brutta come uno sputo su uno specchio.
Ma questo odio che provo per lei, per quest’epoca, mi affascina. Forse anche perchè vedo in lei quella virilità che mi fa paura, che rifuggo di continuo.

(…)

(mi viene poi da pensare a quanto nella vita non ci siano decisioni completamente giuste o sbagliate, a quanto più persone si possono essere rapportate ad una stessa situazione in modi diversi, chi con esiti positivi che con esiti negativi. e cosa mi impedisce quindi di tentare? il non poter più tornare indietro certo fa paura, ma tra lo stare male ora e lo stare male in futuro, esistono differenze?)

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monologo sui massimi sistemi

27 dicembre, 2009 · Lascia un commento

Nell’approcciarsi agli altri bisogna sempre tener conto di un insieme di regole, seguire un bon ton a volte esplicito e altre meno,  ed evitare precisi “no no”. Controllare parole e gesti, modificare quindi il proprio comportamento in base al proprio interlocutore.
Questo mutamento del comportamento si può però spingere oltre, arrivando a modificare caratteristiche dell’enunciatore e dell’enunciatario.

Se analizzato dal punto di vista dell’enunciatore questo fenomeno porta ad un’importante questione: quando e in che modo si deve permettere al messaggio e all’enunciatario di influenzare il proprio comportamento e il modo in cui il messaggio viene esplicitato?

Libri e studi sull’argomento, passando dai manuali di comunicazione e pubblicità agli studi di semiotica e semiologia, concordano sul naturale verificarsi di questo fenomeno, ma visto in un ottica più “personale” è più complicato nella realtà sottostare a questa reciproca influenza.

Mi chiedo quanto debba permettere che il parlare con altri soggetti influenzi la mia persona, il mio carattere, e quali di questi soggetti.
Riflettendo su ciò concludo che sia necessario fare una distinzione anche all’interno di gruppi di amici, poiché ognuno di essi può reagire in modo più o meno negativo al mio cambio o non-cambio di atteggiamento. 
 

Esplosioni di orgoglio si manifestano in me nel voler mantenere un comportamento rigido, che non cambi troppo da persona a persona, che sia a suo modo democratico ma forse “altezzoso”.
La mia acidità, il mio senso dell’umorismo, non variano solitamente a seconda del soggetto, SOPRATTUTTO se l’intimità con questo soggetto è alta. Non parlo del mio creare barriere interpersonali a priori, ma di come intrattengo i rapporti con persone già conosciute, vicine, con cui mi sento libero da vincoli di forma e contenuto.
Questa libertà non è però sempre ben vista. 

Tendo inoltre a prevedere le reazioni delle altre persone come se queste reagissero come me, e ciò mi porta ad avere un comportamento che su di me riterrei adeguato.

Nella mia cosmologia rimango sempre al centro, immobile come il Sole. Le mie idee sono ferme e solide nella maggioranza dei casi.

Non sono certo così ipocrita da impedire agli altri di ritenersi ugualmente centrali, anzi, rispetto lo scambio d’idee solo quando loro stesse sono ugualmente egocentriche. E riesco con queste persone ad intrattenere rapporti più aperti, volubili di una certa tensione continua tra le parole, ma di sicuro più liberi dei rapporti che posso avere con altri, rapporti “sul filo del rasoio”, dove ogni parola deve essere misurata.

Eppure molti non si ritengono Soli, e non accettano di essere pianeti. Appartengono a sistemi diversi in cui esistono solo pianeti, dove è moralmente sconsigliato il creare una gerarchia. Possono essere perbenisti con scarsa stima di sè ma anche degli altri, ma anche anarchici che distruggerebbero ogni Sole gli si presentasse dinanzi. O sistemi dove loro sono l’unico Sole ma non riescono ad aprire gli occhi e dialogare con altri Soli, senza nemmeno arrivare ad una visione di se come primus inter pares. 

Come decidere quindi quanto cambiare e per chi? Basta un semplice rapporto di amicizia? O l’amicizia rappresenta la prima delibera a NON cambiare?
Far vincere l’orgoglio o la modestia?

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il significato di una giacca e della cera lacca nera

2 dicembre, 2009 · 8 commenti

Sai,

le persone più tristi, stando al buon senso comune e a frasi che ho sentito non so dove pochi giorni fa, ma pronunciate da persone degne di stima, sono quelle che si sentono perennemente inferiori, povere -economicamente o intellettualmente-, ed in ogni modo cercano di essere e apparire ciò che non sono.

Penso proprio lui appartenga a questa categoria di persone.
Tenta disperatamente di allontanarsi dalla sua identità di ragazzino di provincia povero e sfigato, totalmente wannabe, e tenterà ancora, ancora e ancora, a quanto pare.
Penso lui meriti una laurea ad honorem per come riesce a rientrare perfettamente in una così brutta categoria di persone.

L’unica cosa sulla quale posso essere in disaccordo è il considerare così tanto “lurida” questa categoria, ma posso capire perchè venga vista così.

Smettila.

Se cerchi intensamente di migliorarti e lotti per ciò in cui credi, perchè mai dovresti essere considerata una persona triste? Perchè mai dovresti essere guardata con disprezzo?

 

Vero.

Se crede veramente di potersi migliorare e tenta in ogni modo di farlo non ha motivo di essere classificata in questo modo.
Ma allora perchè la reputazione di questa classe è così tanto bassa?

 

Perchè la gente vede solo ciò che vuole vedere.
E odia ciò che vede.

Perchè la gente vuole, ardentemente.

 

e la volontà è guerra

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“la sfiga ci vede benissimo”

30 novembre, 2009 · 1 commento

o qualcosa che c’entra con la sfiga, sono state le parole bofonchiatemi da una tizia in pullman che mi guardava mentre facevo le ultime cazzate per finire bene la giornata.

 

Ma partiamo dall’inizio.

Prima di tutto, vediamo il background emozionale di queste ultime settimane.
Siamo a dicembre ormai. Il prossimo mese avrò i famigerati esami, i miei primi esami universitari in tre materie: economia politica, semiotica e cinema e tv. 
 Tre materie, quindi una cosetta semplice semplice. Se non fosse che non so ancora nulla. E’ soprattutto economia a spaventarmi. Devo studiare un intero libro e impiego 1 ora e mezza per fare solo 3 pagine. Non riesco a trovare nulla che mi spinga a farlo, non riesco a impormi di mettermi lì e leggere, non riesco a controllarmi. E così i giorni passano, le rate vengono pagate con soldi che non si sa da dove vengano (e certo NON bastano) e io perdo tempo, sentendomi in colpa ogni momento, con l’unico desiderio di abbandonare l’università. Dopo cinque anni di superiori l’unico desiderio che riesco ad avere è non fare niente. nulla. NULLA.

Ecco, non ho nemmeno voglia di finire l’articolo. Non ho più voglia di scrivere, voglio  solo dormire.
Fattostà che dopo aver passato una giornata di merda, sentendomi una merda e volendo piangere -senza peraltro riuscirci- ogni cinque minuti, sono tornato a casa in pullman dove:

  1. mi è piovuto addosso. DENTRO il pullman. MOLTO.
  2. le mie ultime cuffie (che tagliavano e suonavano male, ma tenevo per non spendere altri soldi) si sono incastrate, tirate e rotte nell’
  3. ombrello che a sua volta si è incastrato, tirato e rotto in un sedile del pullman, mentre mi gocciolava addosso di tutto e tentavo di scendere.

ovvio, poi sono tornato a casa senza ombrello, sotto la pioggia e col culo bagnato per colpa di quei sedili dimmerda di quei pullman pieni di gente sporca.

 

“la sfiga ci vede benissimo”

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19/11/2009

22 novembre, 2009 · 10 commenti

listening to All is full of Love (live) by Bjork

7.45 di mattina.
L’autobus è pieno
Gente che va a scuola, gente che va a lavoro.
Tutto è ancora calmo e silenzioso,  tutti vogliono ancora riposare. I vetri lentamente iniziano ad appannarsi e qualche passeggero già sonnecchia.
Una ragazza (o forse dovrei dire donna) sulla trentina siede poco avanti a me, nella fila di fianco. E’ vestita bene, di nero e grigio. Ha un volto ancora giovane e un piercing minuscolo sul naso.
La osservo mentre gli archi di All is full of love si mescolano nell’aria.
Uno strano ombrello, in quello che sembra essere ferro battuto, con una stoffa argentata che si chiude in un vaporoso fiore, penzola di fianco a lei.
Ogni suo oggetto o atteggiamento la rende più bella di quanto realmente non sia.
I suoi capelli a caschetto neri, il viso piccolo e appuntito, mi ricordano mia cugina. Mi ricorda qualcosa che vedevo da piccolo, un’idea che mi ero fatto dell’”essere grandi”, una vita che vedevo nei telefilm che guardavano gli adolescenti del tempo, tra Friends e Daria.
Prende un piccolo specchietto grigio e inizia a mettersi un rossetto scuro -che sembra essere di muji, in una scatola trasparente- con dei piccoli colpetti sulle labbra, frettolosamente.
Mi da l’idea di una che appena arrivata a Milano correrà in ufficio, tra fax e e-mail.
I piccoli carillon e cristalli della canzone accompagnano i suoi gesti, e io continuo a guardarla sorridendo.
Forse perchè vorrei essere lei, forse perchè osservarla mi rende sereno.
Prende la sua borsa e ne tira fuori una coppola in lana grigia, che immagino essere morbidissima. Poi un Ipod nero e si mette ad ascoltare la radio, mentre io sento e mi ripeto “all is full of love”.
Tutto è così bello e calmo, e nessuno sembra accorgersene.
Forse dovrebbero solo imparare a guardare i colori e sorridere.
Forse è che spero sempre, in tutto.
E nonostante molte cose siano irrealizzabili, esse mi rendono felice.

it’s all around you 

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piccoli problemi relazionali.

22 novembre, 2009 · 2 commenti

non riesco a evitarlo.

non sopporto la gente. in generale, tutti. oltre un certo limite inizio ad odiare CHIUNQUE.

riesco ad odiare chi è diverso da me e chi mi somiglia, chi mi odia e chi mi vuole bene.

 

e la cosa va molto a periodi. ecco, in questi giorni non sopporto NESSUNO. nessuno escluso.

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artifact

9 novembre, 2009 · 1 commento

 

come un mago, ho creato delle cose.
ho creato delle situazioni. alcune positive altre negative.
e posso dire di essere soddisfatto di molte delle mie creazioni.
non tutte, ma molte cose le ho fatte bene.

come prendere l’argilla e modellarlo.
ma una cosa più sottile, fatta di parole e sensazioni. e tante immagini.

un processo continuo di reinterpretazione di sé stessi e della propria vita, delle persone che ci circondano.
quello che molti definiscono “poser”, essere falsi, non avere una personalità, ma visto sotto un’ottica diversa.
avere una personalità precisa, definita, ma in continua evoluzione. in crescita, come deve essere.
perchè la crescita, interiore e di conseguenza esteriore, è parte integrante del “vivere”. e abbiamo tutti i diritti di mettere mano alla nostra crescita e crearci, giorno dopo giorno.

ho cambiato atteggiamenti e situazioni, ambienti e persone. aggiunto persone, più precisamente.
e ne sono soddisfatto.

mi chiedo solo perchè le persone ritengano futile questo percorso e si fossilizzino in se stessi, disprezzando chi percorre percorsi diversi. purtroppo la mia critica arriva a poco, scontrandosi con il mio modo egoista di analizzare il percorso di coloro che a volte ritengo più deboli.

ma è un punto che in fondo non voglio cambiare, non per ora, non mi sarebbe utile. 

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statistiche

30 ottobre, 2009 · Lascia un commento

Più ricercati

cose allegre e gioiose,
mi sono trasferita in un’altra città lontano dai genitori che sensazioni provo?,
s.p.a.i.s.,
la canzone che alice like audrey mette nei video?,
maskros

 

fantastico, voglio conoscere la tipa che si è trasferita, potrei suggerirle qualche sensazione.

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Impulso

24 ottobre, 2009 · 1 commento

dedicato a chi non disegna per paura di non riuscire a disegnare ciò che immagina

sento un’intensa voglia di creare.
voglia di disegnare, fotografare, costruire. fare qualcosa di bello, serio, elegante. voglio riuscire a far uscire dalle mie mani una forma nera e lucida, un fetticcio di latex ispirato a leigh bowery, una polaroid in bianco e nero, fasci di luce, tacchi e perversioni per strani uomini

ho questa voglia di fare, eppure non riesco nemmeno ad alzare il culo e mettere via un pò di roba, prendere la macchina fotografica e scattare, o prendere un foglio e fare delle righe
e poi, anche se mi mettessi a “fare”, riuscirei mai a rendere concreta la sensazione che provo? 

e mentre rifletto sul mio non riuscire a fare perdo la voglia di fare
dimentico la sensazione e l’immagine
 

vorrei essere spettatore di ciò che vorrei
voglio che qualcuno immagini le mie stesse cose e me le faccia rivedere

voglio come sempre delegare ad altri ciò che dovrei perlomeno tentare di fare

 

violet, anche questo post all’inizio voleva essere un’altra cosa. ma pian piano ha perso la sua essenza.
ho dimenticato ciò che volevo dire
le mie parole una volta scritte hanno perso la loro importanza
ma l’idea è sempre quella. finchè puoi permetterti di non delegare non farlo.
usa la tua creatività.

 

creare un’immagine, creare la mia immagine, soddisfare la mia immagine, soddisfare l’immaginazione di altri.

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