Archivi del mese: dicembre 2009

mirror: di parenti, musica e identità. 1.2

le lacrime che sono appena scese mi hanno portato a scrivere ancora,

voglio capire cos’è questa sensazione, questo disgusto e questa tristezza che riesco a provare.

Stairway to heaven. I Led Zeppelin, un gruppo che rispetto ma non sono mai riuscito ad apprezzare. Ho sempre sentito la loro musica, non solo la loro, ma tutto il rock anni 70-80, i gruppi con quei pantaloni aderenti, capelli ricci, come qualcosa di fastidioso. I testi misteriosi, ammiccanti secondo le leggende al satanismo, la droga, il sesso, le chitarre. La melodia triste, la voce di un uomo che passa tra zaffate di chitarre acustiche o elettriche, le giacche in jeans. Mi fa paura. Mi vengono in mente i rolling stones, i kiss, o gruppi sconosciuti, perchè erano così tanti. I gruppi fantomatici dei film che però rappresentavano quel giro di soldi, droga e musica. La corruzione e il talento, la passione e la stupidità, l’ignoranza.
E mi viene in mente mio cugino, il pensare che sia nato 10 anni prima di me lo rende così diverso, così lontano. Le sue esperienze che non riesco ad accettare, la sua diversità che mi urta, quella che vedo come un’inferiorità calata in un assolo di chitarra e una birra, i suoi videogiochi, forse la sua solitudine. I videogiochi, i primi guerre stellari usciti, gli sparatutto dove venivi buttato in una dimensione fredda e ostile, le riviste di videogiochi, quella mania del nuovo che se rivista ora fa solo ridere, quelle impaginazioni antiestetiche, quella cultura underground che dagli anni 80 diventava sempre più viva nei 90, il game boy giallo e super mario, il suono freddo di quella macchinetta e le ore che lui ci passava con le cartucce passategli dagli amici.
Vedo il grigiore di quegli anni, della sua adolescenza e della mia infanzia. I canali regionali che trasmettevano vecchi cartoni che snobbavo per la scarsa qualità mentre lui ci si fiondava dentro.
E risentendo questa musica sento una malinconia continua, una depressione senza motivo, degli anni buttati tra inquinamento e consumismo, tra mode stupide e questi nuovi generi musicali. Eppure riesco ad apprezzare quelle mode frivole, nate poco dopo. Apprezzo la droga che girava nei party dei club kids anni 80 mentre disprezzo quella che girava nei backstage dei concerti il decennio prima. Sento questa musica cattiva, fredda, brutta come uno sputo su uno specchio.
Ma questo odio che provo per lei, per quest’epoca, mi affascina. Forse anche perchè vedo in lei quella virilità che mi fa paura, che rifuggo di continuo.

(…)

(mi viene poi da pensare a quanto nella vita non ci siano decisioni completamente giuste o sbagliate, a quanto più persone si possono essere rapportate ad una stessa situazione in modi diversi, chi con esiti positivi che con esiti negativi. e cosa mi impedisce quindi di tentare? il non poter più tornare indietro certo fa paura, ma tra lo stare male ora e lo stare male in futuro, esistono differenze?)