“le cose che cerco sono le stesse di quando avevo 12 anni”

perchè so di vivere in un’utopia, so di desiderare cose che non esistono e di vivere ancora nel mondo fantastico di un’adolescente che deve ancora diventare adolescente. la maturità è ancora lontana e ormai già passata, il momento di fare la spesa e pagare le bollette è già arrivato, eppure non è ancora iniziato. non voglio crescere così come voglio cambiare, voglio diventare altro, e nel dubbio, sempre nel dubbio decido che la cosa più comoda, la più facile, l’unica via certa, quando tutte le vie sono certe, è quella di evitare per far prima. evitare di dire, evitare di sperare, evitare di costruire inutili castelli destinati a crollare al minimo soffio di vento. castelli di paglia che prendono fuoco. fuoco che brucia di continuo mentre vorrebbe solo dormire.

voler solo dormire la sera e non riuscire a farlo, ed esser così costretti a passare tutta la vita in un assurdo stato di dormi veglia, dove è normale urlare nel nulla, dove il vicino di banco abbaia e gli occhi aperti nascondono il vuoto più grigio. occhi fermi e io dietro gli occhi che chiedo aiuto e mi sento osservato e non riesco a muovermi e mi sento soffocare. ma pian piano imparo il trucco, un giorno saprò svegliarmi, muovermi in questo stato. non uscirvi. adattarvisi.

il sonno e altro, il sonno e i  sogni, i sogni e gli altri sogni.
e troppa speranza che brucia il tempo che passa, e le giornate si susseguono, ruote, ruote di tempo perso che vuol rimanere tale. non voglio dipingere le pareti di arancione, voglio viverle, voglio, voglio di continuo, io di continuo, egoismo di continuo, e continuare a pensarlo, ma alla fine comprendo tutto solo perchè è tutto finto, comprendo tutto perchè m’illudo di capire cose che non capisco, perchè m’illudo che il suono della musica sia più buono dell’odore della pelle, perchè sento che la pelle è lontana e la carne è troppo vicina, e i pensieri sono le formiche di bunuel che corrono sulla mano ma la mano non c’è e di certo nessuno qui si sognerà di correre, nè io, nè gli altri per me.

solo tu forse, ma non voglio che tu corra, tu corri sempre, tu ci sei sempre, ma non dovresti

il problema è che non ci siamo, non siamo qui e non c’entriamo

immaturo, perchè? sento i suoni e do loro importanza mentre loro lavorano per conto loro

non ho il tempo per rileggere perchè non c’è tempo, chè corre perchè è troppo, che è fermo, chè è poco, sei te a rendere il tempo invincibile, sono io a renderlo temibile

il tempo va e non va, l’unica cosa certa è che è tutto così inesorabilmente sbagliato.
eppure il concetto di sbagliato non esiste. non è mai esistito.
essere è l’unico verbo che forse è vero. l’unica cosa che succede. anzi. “forse” è l’unica verità.

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