Archivi del mese: maggio 2011

burning embers hearts united

Nel suo libro “What is life?” Erwin Schrödinger istituì un’interessante analogia destinata a dare molti frutti: gli organismi sopravvivono grazie all’assimilazione non tanto di cibo, quanto di entropia negativa, ossia di informazione. Come il corpo si ciba di materia per ricavare energia, così la mente si ciba di informazione.

Then we gathered in a circle
Stood round the rainbow fire
Burning embers hearts united
We remembered mystical beauty

Stitches

Perchè odio il corpo?
Perchè è sporco. Il corpo è carne, è cellule che si riproducono e muoiono, è fasci di muscoli che si tendono e si sfilacciano una volta cotti, è viscido, è ruvido, è in movimento, è destinato alla putrefazione ed ogni giorno si decompone, è cannibalismo, è un continuo rigenerarsi, è un essere bestiale che urla e stride, è protesi in metallo e plastica, è carne cattiva dall’aspetto angelico, è merda, è sebo, è unto, è grasso che cola, grasso che si solidifica, è pareti intestinali rugose, è acido gastrico, è spruzzi chimici che diventano emozioni, è muscoli rossi che pompano e si contraggono, è sperma, è sesso, è avidità, è rabbia, è affetto, è un insieme di significati che crescono sotto pelle e in ogni azione o abbraccio, è pelle strappata, desquamata, secca, grassa, pulita, irritata, è cheratina, è peli, è gusci di formiche così sottili da diventare morbidi, è bulbi piliferi, è sopracciglia e occhi e sguardi e catarro e morte.
Il corpo è la tomba della purezza.

Il corpo sono due possibilità e un’infinita gamma di scelte che non si possono fare.
Io sono in una delle due possibilità, uscita male, e mi colloco in una scelta che non so.
Il mio corpo non serve, se non a se stesso. Non serve alla mia mente, non serve alla mente degli altri e non serve al corpo degli altri. E’ un meccanismo solo e destinato allo sporco.
Preservare il corpo è inutile in questo caso. L’egoismo è accettabile. Voglio quindi fare del mio corpo l’espressione della mia indecisione e della mia poca stima in me stesso. Voglio bruciare l’orgoglio e la credibilità.

Lunghe fila di punti di sutura sotto i miei seni, pelle di plastica, i piedi devono essere rotti per la loro ignobiltà. Tra le gambe la decisione di non poter decidere e la dimostrazione dell’immaturità, o la poesia di un manichino.

Ma non lo farò perchè principalmente il mio cervello è codardo.

L’odore di merda, della tua stessa merda, fa cagare.
mentre il vomito degli altri ribolle di amore.

Wschód europje fashown disown reelnetz

La povertà della lower working class est-europea che si rispecchia in un atteggiamento low profile, una scarsità di contenuti ostentata con del sano folklorismo rurale. L’ignoranza di chi non vuole sapere ma vuole dire, in una commiserabile deficienza.

albanians dressed like albanians.

Bordighera, 21 dicembre 1928

Continua a leggere

dolore e marzapane

premessa: piangere a dirotto, pensare, piangere, ripensarci piangere di più. poi ingoiare oro, albicocche, dolci albicocche, così dolci da coprire l’amaro. poi ridere mentre la brutta musica finge di essere carina e mentre piangi ancora. preludio alla keta. la gente ti urla addosso e i sensi di colpa scivolano dentro di te, nel bordo interno del tuo corpo. Diventi una statua di porcellana, terracotta bagnata, colorata, una piñata che ride e muore di colori. La musica fa ridere e tu non sai ridere se non sputando aceto, i tuoi zoccoli si muovono con la musica che va veloce mentre tu balli lento, ti muovi di quà, ma la gamba va di là, ti alzi ma sei ancora sdraiato, quindi ti rialzi, ma davvero, e cadi mentre dici le parole che stavi dicendo 5 minuti prima, forse le senti dopo, forse sei ghezzi, che ridere, che merda tutto questo, che merda. che belli i colori quando non pensi a niente. domani troviamo della gomma dai. è simpatica la gomma ma intanto vado a dormire. hey ma il cortile interno? buona idea, no, haha cattiva idea, ci sono i bambini stupidi che urlano e i loro tricicli, ma poi scusa chissene, sono pure gli ultimi arrivati, dai boh, quella foto di Ringo? no eh, dai troppi soldi forse notte
si notte dai vado a notte buona dormire noche bona to vada your dolly eek ❤ ti voglio telefonare sciampista tes…
no dormo

l’importante è dormire. e non capire più se dormivo oggi o ieri. ma tanto voglio ancora dormire. e non so se è giorno o sera. c’è luce però. fottosega mo dormo.

chi ha paura delle felci?

due corna, felci corrono simmetriche dalla mia fronte. le braccia alzate, gli indici puntano avanti.
il vento muove gli acchiappasogni, i cervi scappano da anni, ormai. la via e il fango, ti indico cosa fare, ti vieto di guardarmi. vesti di pelli e di piume, vesti di sedimenti culturali, moda di culture mai esistite, basata sullo stesso principio del mitraismo, di damanhur, della storia del cristianesimo, artefatti bellici.
crearsi.

balam acab – regret making mistakes

come l’homme vert nel medioevo, tra i monasteri e i grandi prati. col passare degli anni si noteranno solo i ristoranti cinesi.

coruscating emerald

dolphins into the future – live

morire nella bellezza di ciò che si pone alle nostre orecchie
raggiungere uno stato di grazia, quando le note perdono la propria forma, e sentirsi bene nel presente, eliminare il futuro nuotando nel passato.
ricordi che si proiettano nella mente, immagini vuote, immagini piene di poesia.
telefoni che suonano e risuonano, suonano senza fermarsi, dolcemente, continuando dopo la risposta, continuando sulla risposta, si depositano sulle parole, si fondono ai sentimenti, gli amici suonano, gli amici parlano, dormono mentre parlano. gli squilli e gli amici brillano ritmicamente come luci natalizie sotto strati di ovatta.

suoni senza definizione, assenza di contenuto che diventa qualità, mentre tutto si lega, mentre tutto prende forma e perde i confini. tatuaggi bianchi, tatuaggi perlacei, senza mai bordi neri, magliette colorate che illuminano il sole. il suono si muove sulla sabbia, sotto l’acqua, tra i riflessi a Malè.

piangere senza motivo perchè si riesce a far passare la bellezza tra le dita, strofinarla sotto le unghie e mangiarla, ingoiare luce e soffocare dolcemente. zucchero, burro, miele, api, ronzii veloci, sempre più veloci e poi bassi che sfondano gli alveari, gli alveoli, i polmoni pieni di aria che devono vedere il mondo mentre tutto crolla, mentre tutto cade e poi vola.

i palazzi devon esser fatti d’argento e smeraldi, brillare su pianeti e brillare tra galassie, far vibrare gli occhi tra le mille stanze verdi, iridi che suonano come theremin, luce che si rifrange, fasce di metallo che entrano nelle orecchie per portarti a livelli di coscienza superiori, informazioni che scorrono come perle tra i mille loro significati

e la luce che si proietta sotto le panchine, tra le aiuole, parla, gioca nelle cabine telefoniche e sulle spalle dei fiorentini, anche se l’innocenza non è mai esistita

i suoni acquosi parlano delle sirene nei cilindri di vetro, le bolle dorate salivano tra i riflessi rossi, un bambino in un locale, la notte, dopo gli inseguimenti e le città buie con le pareti bucate, avrebbe poi sperato solo nei diamanti

spera, nei diamanti e nei rubini, nelle persone con corone indaco, con gioielli violacei attorno agli occhi, spera nell’oro e nel nulla, nella formaldeide che ci farà sorridere per sempre, quando potremo levitare senza pensare al domani
ci sarà un giorno in cui potrai capire come raggiungere qualcosa e come raggiungere tutto, i fiori di magnolia cadranno piano su strade d’avorio, prima delle magnolie sui fiori

le pietre, poi l’argento, poi le perle, solo poi l’ebano
ma questa è solo una delle tante storie