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per stare bene

posso solo ricordare quando sentivo la musica e vedevo i colori, e i miei occhi si illuminavano e sentivo tutto dentro e tutto scoppiava ed era forte, e lì a torino poi è tutto così magico e la musica ha un altro profumo e la gente è diversa, e tutti sono giovani e tutti sono vecchi, e il sole riscalda ma in un altro modo, eppure ero solo, anche quella volta.

perchè poi stavo bene sì, ma in fondo mi immaginavo tutto. ma non voglio pensarci, voglio solo sapere che quello è un ricordo, e dentro c’è quel flauto, e l’autogrill, e le magliette colorate coi colori dell’arcobaleno che si scontra col sole e migliaia di cristalli cadono e il mondo diventa un kaleidoscopio e sorridi, e se ascolto santa maria de feira penso a tutto ciò e sorrido

l’autostrada porta sempre i miei sogni

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10/08/08 // Walking City

Non uso questa moleskine da mesi, come ogni estate.

Sono in treno.
Nelle mie orecchie Ecdysis di Miho Hatori, mentre leggo le prime pagine di Norwegian Wood.
Fuori le città scorrono lentamente. Tutto il mondo è bagnato: la pioggia ha messo in pausa la calura estiva.
La luce si abbassa, sembra quasi una serata primaverile.
Sono in un treno diretto a Napoli, circondato da cinesi. Si parlano, ma non riesco a capire i rapporti che intercorrono tra di loro. Mi incuriosiscono, diventano parte del viaggio. Ci siamo addormentati tutti poco fa, e ora stiamo tutti bevendo. E’ cosi strano.

Aspettami.

E ora sto sorridendo, ascoltando la cover di the year of the cat degli Psapp.
Mei, a tra poco.

artifact

come un mago, ho creato delle cose.
ho creato delle situazioni. alcune positive altre negative.
e posso dire di essere soddisfatto di molte delle mie creazioni.
non tutte, ma molte cose le ho fatte bene.

come prendere l’argilla e modellarla.
ma una cosa più sottile, fatta di parole e sensazioni. e tante immagini.

un processo continuo di reinterpretazione di sé stessi e della propria vita, delle persone che ci circondano.
quello che molti definiscono “poser”, essere falsi, non avere una personalità, ma visto sotto un’ottica diversa.
avere una personalità precisa, definita, ma in continua evoluzione. in crescita, come deve essere.
perchè la crescita, interiore e di conseguenza esteriore, è parte integrante del “vivere”. e abbiamo tutti i diritti di mettere mano alla nostra crescita e crearci, giorno dopo giorno.

ho cambiato atteggiamenti e situazioni, ambienti e persone. aggiunto persone, più precisamente.
e ne sono soddisfatto.

mi chiedo solo perchè le persone ritengano inutile questo percorso e si fossilizzino in se stessi, disprezzando chi percorre strade diverse. purtroppo la mia critica arriva a poco, scontrandosi con il mio modo egoista di analizzare il percorso di coloro che a volte ritengo più deboli.

ma è un punto che in fondo non voglio cambiare, non per ora, non mi sarebbe utile.

phoenix – lisztomania *brooklyn brat pack mashup*

“This was a fun 90 minute shoot meant as a welcome to summer, a goodbye to Heidi…”

perchè io non riesco mai a organizzare cose simili on mah roof?

to do: scoprire qualcosa di più su questi “phoenix” e lurkare un pò su questo Butter Team

(via Butter Team)

 

ps: lo dedico a qualcuno che ha bisogno di un pizzico di spensieratezza, pouji

25/03/09 // odore di tè verde

ascoltando Peter Broderick, “and it’s alright”. vorrei incorporarla ma non la trovo, peccato.

circondato dal bianco, e da poche tinte di verde ascolto canzoni verdi

penso all’autostrada, ai viaggi, a quelle giornate passate in francia, con la mia baby sitter bjorkiana, a raccontarsi e conoscersi, confessando di volersi trasferire
a guardare il cielo, saturi di emozioni
pomeriggi passati a visitare Avignone con mio padre

e ora dionysos, song for jedi, ma una versione che non trovo su youtube

non posso negarlo, sono stato molto fortunato, e mi rattrista pensare che non riuscirò a mantenere questo livello se non mi do da fare
ma al contempo non ho la minima voglia di darmi da fare, vorrei solo poter gustare questi 19 anni senza pensare al futuro. ma devo, e ben presto me ne accorgerò.

shooting stars, running over me
sere stellate, campi inondati di sole

mai come quest’anno ho bisogno di una nuova, vera estate. ho bisogno del caldo, ho bisogno della solitudine e della compagnia
ho bisogno di poter cantare in coro, ho bisogno di poter cantare
di aprirmi e ridere, e di cambiare

cambiare, in un certo senso ho già cominciato, anche se non sono sicuro del risultato che voglio raggiungere. è così stupido e divertente avere problemi con il proprio sciocco corpo 🙂

lalala

guideremo l’auto in riva al mare, sotto il sole, sentiremo il sale e dolci chitarre ci abbracceranno!

lacrime e felicità, estate e aria.

SABBIA ACQUA

staccionate barche