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Le Vie dei Canti // Misunderstanding Chatwin

Rumore e soffi, sangue e carcasse portarono l’uomo fuori dalle caverne.
Come in un romanzo di Jules Verne, inizia l’odissea, il viaggio senza fine sotto i cieli più finti mai visti, dove i dinosauri attaccano ogni cacciatore.

Una volta passata la lunghissima notte di Kubrick, i nuovi cacciatori corrono per le praterie sotto i cieli di alabastro del mattino. Pelli olivastre lanciano grida correndo per i campi di grano, il moto ondoso dei campi, i piani per la caccia.
Poi i canti, quelli azzurri che si innalzano al cielo, quelli rossi che ruotano attorno ai falò. Si accendono le carezze, si aprono nuovi occhi.  Il primo sorriso di Parvati, Parvati mai esistita. Parvati mai esistita non aveva mai visto Lilith. Parvati mai esistita aveva visto i primi innamorati.
Gli innamorati si rincorrono.
Tutti gli altri si uccidono a vicenda. Gli innamorati si uccidono. I figli scappano, i figli si odiano. Caino uccide Abele, eppure a morire sarà Enoch. Giulietta uccise tutti.
La musica era finta come finta è ogni immagine, l’illusione è fumo, è oppio che riempie i timpani.
I tamburi di Shiva suonano ormai ogni giorno, da quando i cacciatori hanno finito tutti gli animali.

Qualcuno canta ancora, forse, attraversando il fiume, o mentre va verso il mare.
Sopra il cielo e sotto il caos, le due madri furiose e confuse.

Nel metallo la luce si riflette e taglia gli occhi degli andalusi. Cani andalusi, cani, luridi cani, bastardi senza madre, allevati da Durga. I bastardi hanno macchiato mani e polsi di sangue, ma hanno deciso di vedere, per questo sono stati puniti. La paura li ha spinti a vedere, per cercare Euridice, e ora possono solo consolarsi con lo sguardo vuoto, posato su uno specchio d’acqua ferma. I loro corpi sono tumescenti, come solo i più grandi cani di Lucian Freud, i loro vestiti splendidi, come solo i più grossi cani di Lucian Freud.

Ma si ostinano a voler guardare, a costo di macchiare di sangue lo stagno. Sono ciechi, ma forse potranno sentire il calore del fuoco che verrà loro riportato da Prometeo.

Ci si chiede ancora se i cani diretti verso il mare, cantando alle madri, siano ciechi o meno. Sapranno fermarsi sulla spiaggia?

Le stelle, intanto, continueranno a suonare, come i campanelli degli abiti cerimoniali, chiusi a prender polvere nei musei.

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coruscating emerald

dolphins into the future – live

morire nella bellezza di ciò che si pone alle nostre orecchie
raggiungere uno stato di grazia, quando le note perdono la propria forma, e sentirsi bene nel presente, eliminare il futuro nuotando nel passato.
ricordi che si proiettano nella mente, immagini vuote, immagini piene di poesia.
telefoni che suonano e risuonano, suonano senza fermarsi, dolcemente, continuando dopo la risposta, continuando sulla risposta, si depositano sulle parole, si fondono ai sentimenti, gli amici suonano, gli amici parlano, dormono mentre parlano. gli squilli e gli amici brillano ritmicamente come luci natalizie sotto strati di ovatta.

suoni senza definizione, assenza di contenuto che diventa qualità, mentre tutto si lega, mentre tutto prende forma e perde i confini. tatuaggi bianchi, tatuaggi perlacei, senza mai bordi neri, magliette colorate che illuminano il sole. il suono si muove sulla sabbia, sotto l’acqua, tra i riflessi a Malè.

piangere senza motivo perchè si riesce a far passare la bellezza tra le dita, strofinarla sotto le unghie e mangiarla, ingoiare luce e soffocare dolcemente. zucchero, burro, miele, api, ronzii veloci, sempre più veloci e poi bassi che sfondano gli alveari, gli alveoli, i polmoni pieni di aria che devono vedere il mondo mentre tutto crolla, mentre tutto cade e poi vola.

i palazzi devon esser fatti d’argento e smeraldi, brillare su pianeti e brillare tra galassie, far vibrare gli occhi tra le mille stanze verdi, iridi che suonano come theremin, luce che si rifrange, fasce di metallo che entrano nelle orecchie per portarti a livelli di coscienza superiori, informazioni che scorrono come perle tra i mille loro significati

e la luce che si proietta sotto le panchine, tra le aiuole, parla, gioca nelle cabine telefoniche e sulle spalle dei fiorentini, anche se l’innocenza non è mai esistita

i suoni acquosi parlano delle sirene nei cilindri di vetro, le bolle dorate salivano tra i riflessi rossi, un bambino in un locale, la notte, dopo gli inseguimenti e le città buie con le pareti bucate, avrebbe poi sperato solo nei diamanti

spera, nei diamanti e nei rubini, nelle persone con corone indaco, con gioielli violacei attorno agli occhi, spera nell’oro e nel nulla, nella formaldeide che ci farà sorridere per sempre, quando potremo levitare senza pensare al domani
ci sarà un giorno in cui potrai capire come raggiungere qualcosa e come raggiungere tutto, i fiori di magnolia cadranno piano su strade d’avorio, prima delle magnolie sui fiori

le pietre, poi l’argento, poi le perle, solo poi l’ebano
ma questa è solo una delle tante storie