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mana

ascoltavo un live di fever ray, suonava here before. e mi è venuto in mente di quando ero dall’altra parte del mondo, e nemmeno sapevo di esserlo.

wilder than moonlight,
smiling like sunshine

surrounded by forests and strangers
light unfolding through leaves
water and mud, natural playgrounds, myths and families

such a strong woman, such a hard life
moon

qui c’è di tutto. dai sogni più strani che abbia mai fatto alle situazioni più paurose che abbia vissuto.
l’essere circondato dallo stress e dalla paura, da situazioni assurde che hanno messo a dura prova le diverse generazioni di una famiglia.
ricordo solo pochi fotogrammi, sensazioni, luoghi, tutto sconnesso e lontano, e non posso più individuare the boundaries tra sogno e realtà.

ricordo l’odore di sandalo, i cartoni in inglese, la mia passione per vishnu, i templi, la foresta dietro casa che scendeva per la collina fino a chissà dove, l’asilo, la luce che inondava una grande sala piena di poster di tartarughe e sea landscapes. ricordo i batik e il grande negozio dove li vendevano, la strada per andare li, i centri commerciali immensi e pieni di giocattoli. lo slime con cui giocavo mentre mia madre parlava con una persona che più di dieci anni dopo avrei conosciuto e ammirato, un pullmino su cui abbiamo attraversato seasides e comuni, case dove leggevo libri tristi per bambini immerso in un ricordo viola. zanzariere e sconosciuti, mercatini dove immaginette di kali mi terrorizzavano, fiori di loto aperti in continuazione, ninfee e giardini botanici. litigi e piccoli traumi, il mio non essere me, il non conoscere nessuno. le nottate svegli, intere famiglie in una sola casa, Indra.
un nome troppo forte il tuo, forse. hai scatenato la tempesta, e poco prima ero con te. mame tame matakkaranne oea, loved you. 

mi torna in mente il canale di scolo dove giocavo ogni volta che pioveva, e l’argilla con cui costruivo piccoli vasi venuti male. il giardino con i cobra e le canne di bambù, i miei pennarelli e una coetanea, o forse una domestica. la vergogna e i vicini.

gli spettacoli e i carboni, il pera-hera, il fuoco e una casa bianchissima. storie di bambini che uccidevano i genitori per dare prova di coraggio, la sera e i templi su montagnette in città. il fiore che ispirò i dagoba e il candore dei fiori del matrimonio dei miei. il loro profumo, Chandra.

Il monsone all’arrivo dell’aereo, la casa e il fango, le pubblicità con i diavoli e i materassi. i cuscini. gli aerei e la notte. quella notte che era ovunque, in ogni cosa, ogni ricordo, ogni disegno.

i blocchi di zucchero trasparente, la sala, la salma. le storie di fantasmi e gli esorcismi, gli sguardi e le uova.

le lumache e i muri, i ricchi e i loro pavoni, le caramelle e mia nonna, e un pullman su cui ogni volta si rischiava la vita. una casa nuova e isolata, gigantesca, dove assistevamo al tramonto sul balcone mentre in casa i vasi di mia zia prendevano polvere.

guardavo mille camere attraverso uno smeraldo 

sento il suono della pioggia e ricordo la luce che filtrava tra le foglie.
non ricordo mio padre che era lontano, ma ricordo mia madre e la sua sofferenza, che al tempo non potevo capire.

ricordo la sua camicia a righe  i suoi capelli lunghi, i capelli che adoravo e con cui giocherellavo sempre

quei capelli non ci sono più. io non ci sono più. e in parte anche tu, Luna.
il tuo coraggio e la tua forza però ci sono sempre, anche quando non li comprendo. lo sento.
troppo diversi per comprendere le nostre menti, troppo vicini per non voler sempre tentare.
forse eri tu la luna che ogni sera guardavo, la luna che mi seguiva ovunque 

e che mi segue ancora

phoenix – lisztomania *brooklyn brat pack mashup*

“This was a fun 90 minute shoot meant as a welcome to summer, a goodbye to Heidi…”

perchè io non riesco mai a organizzare cose simili on mah roof?

to do: scoprire qualcosa di più su questi “phoenix” e lurkare un pò su questo Butter Team

(via Butter Team)

 

ps: lo dedico a qualcuno che ha bisogno di un pizzico di spensieratezza, pouji

25/03/09 // odore di tè verde

ascoltando Peter Broderick, “and it’s alright”. vorrei incorporarla ma non la trovo, peccato.

circondato dal bianco, e da poche tinte di verde ascolto canzoni verdi

penso all’autostrada, ai viaggi, a quelle giornate passate in francia, con la mia baby sitter bjorkiana, a raccontarsi e conoscersi, confessando di volersi trasferire
a guardare il cielo, saturi di emozioni
pomeriggi passati a visitare Avignone con mio padre

e ora dionysos, song for jedi, ma una versione che non trovo su youtube

non posso negarlo, sono stato molto fortunato, e mi rattrista pensare che non riuscirò a mantenere questo livello se non mi do da fare
ma al contempo non ho la minima voglia di darmi da fare, vorrei solo poter gustare questi 19 anni senza pensare al futuro. ma devo, e ben presto me ne accorgerò.

shooting stars, running over me
sere stellate, campi inondati di sole

mai come quest’anno ho bisogno di una nuova, vera estate. ho bisogno del caldo, ho bisogno della solitudine e della compagnia
ho bisogno di poter cantare in coro, ho bisogno di poter cantare
di aprirmi e ridere, e di cambiare

cambiare, in un certo senso ho già cominciato, anche se non sono sicuro del risultato che voglio raggiungere. è così stupido e divertente avere problemi con il proprio sciocco corpo 🙂

14/02/09

davanti a scuola.
L’aria, la luce, sembrano così dense da impedirmi di vedere. Il vento è gelido e il sole mi sta bruciando la schiena.
Guardo dietro, il parco, mi ricordo giugno, a camminare.
Non sono cresciuto. Ma forse, per ora, posso continuare a vivere d’aria, forse bastano gli impegni.

Beh, per ora una settimana di riposo, si spera. Buon divertimento!

p.s.: il fatto è che c’è veramente molta luce, eppure si fatica a vedere. quegli alberi sono scurissimi. e non c’è nessun altro significato,
almeno, io non lo sto scrivendo ne pensando.

lalala

guideremo l’auto in riva al mare, sotto il sole, sentiremo il sale e dolci chitarre ci abbracceranno!

lacrime e felicità, estate e aria.

SABBIA ACQUA

staccionate barche

steamed in burning flowers // Orange Pekoe

(o ancora, canvas. ma suona male)

è inutile, lo so, ma qualcosa dovevo scrivere. e questa cosa la volevo scrivere da qualche parte.

trattasi di due sabati fa.
si parla di “essere in botta”. senza droga alcuna. eccetto qualche piccolo evento.

in pratica
ti ritrovi a camminare, sfinito per aver dormito solo 2 ore. sfinito per aver scritto per 3 ore.
e ti accorgi del marciapiede: pulito. Le foglie degli alberi si preparano già all’autunno, cadono e creano confusi movimenti, trame complesse. in evoluzione. e tra queste brilla una luce, una luce intensa e giallognola, un sole che non hai visto da molto tempo bagna tutto, investe ogni albero e persona.
Dopodichè ti dirigi in città. Tra risate e vecchi sorrisi (nulla di che, ma fa sempre piacere) ti guardi attorno.
Gente strana. Gente. E fotografi. E’ evidente che molti si sono accorti di quanto oggi l’aria sia diversa. Di quanto sia morbida. Fotografano te, la tua amica, i bambini e le fontane. e arrossendo non dici nulla, tutto contento.
Poi alzi lo sguardo. Il cielo è azzurro. Attraversato da una coltre di grigio, ma è azzurro e luminoso. Non lo vedi forse, ma lo senti. I palazzi brillano, le persone ridono, e le piante, molli, si godono il sole da quegli irraggiungibili terrazzi.
E tra questi colori capisci che qualcosa non va. E’ tutto tremendamente bello, forse.

E le foglie degli alberi. Anche davanti al cimitero, così piccole, così belle. Ti accorgi della loro grazia e tenerezza, e quasi intravedi delle magnolie.

Ma poi, la sera vedi altro.
La luna, quasi piena, immobile, circondata da nuvole che sembrano abbracciarla. Una prospettiva strana, sembra di essere al centro del mondo. Tutto è curvo, tutto è posto in relazione a te. Sembra di essere in Wanderlust, e mentre ascolti Desired Constellation, sfrecciando nella notte, il tuo sguardo torna per un’ultima volta alla terra. Non c’è più. I campi sono coperti di una bassa, ma densa nebbia. Un mare di sonno.

E capisci che no, non c’è nessun forse. E’ tutto bellissimo. E la bellezza ovviamente è anche nei tuoi occhi.
La serenità. In te.

blossom/blossom/blossom/blossom/blossom/blossom/blossom

(devo scrivere altro per finire il discorso iniziale? boh)