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25/03/09 // odore di tè verde

ascoltando Peter Broderick, “and it’s alright”. vorrei incorporarla ma non la trovo, peccato.

circondato dal bianco, e da poche tinte di verde ascolto canzoni verdi

penso all’autostrada, ai viaggi, a quelle giornate passate in francia, con la mia baby sitter bjorkiana, a raccontarsi e conoscersi, confessando di volersi trasferire
a guardare il cielo, saturi di emozioni
pomeriggi passati a visitare Avignone con mio padre

e ora dionysos, song for jedi, ma una versione che non trovo su youtube

non posso negarlo, sono stato molto fortunato, e mi rattrista pensare che non riuscirò a mantenere questo livello se non mi do da fare
ma al contempo non ho la minima voglia di darmi da fare, vorrei solo poter gustare questi 19 anni senza pensare al futuro. ma devo, e ben presto me ne accorgerò.

shooting stars, running over me
sere stellate, campi inondati di sole

mai come quest’anno ho bisogno di una nuova, vera estate. ho bisogno del caldo, ho bisogno della solitudine e della compagnia
ho bisogno di poter cantare in coro, ho bisogno di poter cantare
di aprirmi e ridere, e di cambiare

cambiare, in un certo senso ho già cominciato, anche se non sono sicuro del risultato che voglio raggiungere. è così stupido e divertente avere problemi con il proprio sciocco corpo 🙂

steamed in burning flowers // Orange Pekoe

(o ancora, canvas. ma suona male)

è inutile, lo so, ma qualcosa dovevo scrivere. e questa cosa la volevo scrivere da qualche parte.

trattasi di due sabati fa.
si parla di “essere in botta”. senza droga alcuna. eccetto qualche piccolo evento.

in pratica
ti ritrovi a camminare, sfinito per aver dormito solo 2 ore. sfinito per aver scritto per 3 ore.
e ti accorgi del marciapiede: pulito. Le foglie degli alberi si preparano già all’autunno, cadono e creano confusi movimenti, trame complesse. in evoluzione. e tra queste brilla una luce, una luce intensa e giallognola, un sole che non hai visto da molto tempo bagna tutto, investe ogni albero e persona.
Dopodichè ti dirigi in città. Tra risate e vecchi sorrisi (nulla di che, ma fa sempre piacere) ti guardi attorno.
Gente strana. Gente. E fotografi. E’ evidente che molti si sono accorti di quanto oggi l’aria sia diversa. Di quanto sia morbida. Fotografano te, la tua amica, i bambini e le fontane. e arrossendo non dici nulla, tutto contento.
Poi alzi lo sguardo. Il cielo è azzurro. Attraversato da una coltre di grigio, ma è azzurro e luminoso. Non lo vedi forse, ma lo senti. I palazzi brillano, le persone ridono, e le piante, molli, si godono il sole da quegli irraggiungibili terrazzi.
E tra questi colori capisci che qualcosa non va. E’ tutto tremendamente bello, forse.

E le foglie degli alberi. Anche davanti al cimitero, così piccole, così belle. Ti accorgi della loro grazia e tenerezza, e quasi intravedi delle magnolie.

Ma poi, la sera vedi altro.
La luna, quasi piena, immobile, circondata da nuvole che sembrano abbracciarla. Una prospettiva strana, sembra di essere al centro del mondo. Tutto è curvo, tutto è posto in relazione a te. Sembra di essere in Wanderlust, e mentre ascolti Desired Constellation, sfrecciando nella notte, il tuo sguardo torna per un’ultima volta alla terra. Non c’è più. I campi sono coperti di una bassa, ma densa nebbia. Un mare di sonno.

E capisci che no, non c’è nessun forse. E’ tutto bellissimo. E la bellezza ovviamente è anche nei tuoi occhi.
La serenità. In te.

blossom/blossom/blossom/blossom/blossom/blossom/blossom

(devo scrivere altro per finire il discorso iniziale? boh)