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10/08/08 // Walking City

Non uso questa moleskine da mesi, come ogni estate.

Sono in treno.
Nelle mie orecchie Ecdysis di Miho Hatori, mentre leggo le prime pagine di Norwegian Wood.
Fuori le città scorrono lentamente. Tutto il mondo è bagnato: la pioggia ha messo in pausa la calura estiva.
La luce si abbassa, sembra quasi una serata primaverile.
Sono in un treno diretto a Napoli, circondato da cinesi. Si parlano, ma non riesco a capire i rapporti che intercorrono tra di loro. Mi incuriosiscono, diventano parte del viaggio. Ci siamo addormentati tutti poco fa, e ora stiamo tutti bevendo. E’ cosi strano.

Aspettami.

E ora sto sorridendo, ascoltando la cover di the year of the cat degli Psapp.
Mei, a tra poco.

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mentre apro la serratura

continuo, nolente, a celebrare l’inverno

non mi sono mai opposto così tanto alla natura, non ho mai sentito così nemica la normalità.

 

eppure le note scorrono nelle mie orecchie, e mi promettono cose importanti. forse è solo l’arte dell’abbellire il nulla, ma spero sempre in un significato.

 

25/03/09 // odore di tè verde

ascoltando Peter Broderick, “and it’s alright”. vorrei incorporarla ma non la trovo, peccato.

circondato dal bianco, e da poche tinte di verde ascolto canzoni verdi

penso all’autostrada, ai viaggi, a quelle giornate passate in francia, con la mia baby sitter bjorkiana, a raccontarsi e conoscersi, confessando di volersi trasferire
a guardare il cielo, saturi di emozioni
pomeriggi passati a visitare Avignone con mio padre

e ora dionysos, song for jedi, ma una versione che non trovo su youtube

non posso negarlo, sono stato molto fortunato, e mi rattrista pensare che non riuscirò a mantenere questo livello se non mi do da fare
ma al contempo non ho la minima voglia di darmi da fare, vorrei solo poter gustare questi 19 anni senza pensare al futuro. ma devo, e ben presto me ne accorgerò.

shooting stars, running over me
sere stellate, campi inondati di sole

mai come quest’anno ho bisogno di una nuova, vera estate. ho bisogno del caldo, ho bisogno della solitudine e della compagnia
ho bisogno di poter cantare in coro, ho bisogno di poter cantare
di aprirmi e ridere, e di cambiare

cambiare, in un certo senso ho già cominciato, anche se non sono sicuro del risultato che voglio raggiungere. è così stupido e divertente avere problemi con il proprio sciocco corpo 🙂

4/11/08

prima di tutto ciò scrivevo:

in treno:
“E’ un giorno perfetto per Drawing Restraint.
Il clima è alienante, e ciò che succede pure. Pura e semplice casualità. Forse.
Scende, pian piano, gocciola sui vetri. E ti chiede “è tutto vero?”, come un turista disorientato.
Ma qui, tra fumo e ferro, non c’è nulla da vedere. Nor feel.” 

ora, fortunatamente, sorrido così tanto da non sapere nemmeno cosa intendessi.
sono cosi lontano da queste gocce!